Un bel gioco dura poco...troppo poco

Bambini e giocattoli: quando la realtà è più' interessante del gioco

luglio 12, 2017
Bambini e giocattoli: quando la realtà è più' interessante del gioco
Quando nasce un bambino il giubilo contagia ogni persona che ne viene a conoscenza, una nascita è sempre un miracolo e non si può fare a meno di gioire. E quindi baci, abbracci, pacche sulla spalla e occhi lucidi sono all'ordine del giorno nel primo mese di vita di tuo figlio, specialmente se vivi in un paese da trent'anni e su 4000 abitanti ne conosci 3999. Le prime uscite in carrozzella durano una eternità, per fare cinquanta metri ci metti mezz'ora ripetendo a nastro le stesse cose; se sei di fretta perché tra una poppata e l'altra devi fare la spesa, andare in posta e in farmacia devi uscire incappucciata e con gli occhiali da sole come una spia...detto così sembra un incubo, in realtà è proprio quello il bello di vivere in un paese e non mi lamento, ci scherzo solo su. Passata la novità, alla gioia della nascita, subentra nelle persone la gioia di liberarsi di un po' di cose di figli e nipoti, che non utilizzano più e che ingombrano inutilmente la cantina. Io ho sempre accettato di buon grado attrezzature e giocattoli di seconda mano, in fondo sono una amante del riciclo e nemica dello spreco. Quindi ho sempre comprato pochi giochi a mio figlio anche perché dopo venti mesi posso affermare con certezza che il piccoletto è affetto da menefreghismo cronico verso l'oggetto giocattolo. 

Perché giocare con i miei pentolini se in cucina ci sono pentole e coperchi pesanti e chiassosi? Perché giocare con l'innaffiatoio a forma di margherita se in terrazzo c'è la canna dell'acqua con tanto di pistola? Perché giocare con il tavolino multi-attività se in sala c'è lo stereo? Perché giocare con le costruzioni se in dispensa ci sono le lattine di pomodoro? Perché giocare con il piccolo idraulico se in bagno c'è il bidet? Ma soprattutto perché suonare lo xilofono se in camera di mamma e papà c'è la chitarra?       
Fin da piccolo piccolo ho suonato la chitarra a mio figlio, ne rimaneva incantato e a me non dispiaceva avere finalmente un ascoltatore silenzioso e ammirato (una volta ho fatto una serenata a mio marito, era il mio addio al nubilato e le mie amiche mi avevano costretto, dopo mezz'ora di "More than words" non aveva ancora aperto la finestra...non era in casa...). Ora mio figlio non è affatto silenzioso, indica la vecchia chitarra dicendo "tarra! tarra!", vuole che la suoni, mi ruba il plettro e vuole partecipare attivamente. "Fai cara alla chitarra sulle corde" ripeto continuamente, le prime lezioni di chitarra...chissà se un giorno riuscirà a fare una serenata più riuscita della mia...

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